Alla ricerca di un pozzo nel deserto

Mi piace immaginarlo in compagnia del suo Piccolo Principe, in un viaggio esplorativo, ancora oggi, fra pianeti e asteroidi dei quali non ha potuto o voluto narrarci, nuovamente alle prese con le ostentate manie di chi si ritiene troppo adulto per non identificarsi con un mero stereotipo imposto dalla società contemporanea.

Mi piace immaginarlo mentre si accinge ad intraprendere un altro rocambolesco percorso, che, stavolta, resterà, però, inedito.

Mi piace immaginarlo, con il suo animo pervaso di infantile saggezza, perennemente alla ricerca di verità, con una valigia colma di fogli, matite e acquerelli.

 

Antoine de Saint-Exupéry, l’autore del celeberrimo racconto “Il Piccolo Principe”, era, infatti, un aviatore, realmente scomparso mentre pilotava un aereo, sorvolando il Mar Tirreno, il 31 luglio del 1944.

Ed è struggente pensare che tale triste avvenimento coincida, parzialmente, con quanto viene narrato nelle prime pagine del libro, ossia con la descrizione di un incidente, in seguito al quale, dopo essere precipitato nel deserto del Sahara, l’autore incontra il suo meraviglioso amico dai riccioli dorati, atteso da sempre.

 

Così ho trascorso la mia vita solo, senza nessuno cui poter parlare, fino a sei anni fa quando ebbi un incidente col mio aeroplano, nel deserto del Sahara. […]

 Era una questione di vita o di morte, perché avevo acqua da bere soltanto per una settimana.  […]

Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all’alba da una strana vocetta: “Mi disegni, per favore, una pecora?”

“Cosa?”

“Disegnami una pecora”.

Balzai in piedi come fossi stato colpito da un fulmine.

Mi strofinai gli occhi più volte guardandomi attentamente intorno.

E vidi una straordinaria personcina che mi stava esaminando con grande serietà”.

 

Non vi fornirò dettagli sulla trama del libro e non mi soffermerò su ogni messaggio, denso di valori, che in esso viene veicolato.

Tradotto in più di 220 lingue e campione di incassi, è una delle opere letterarie, scritte nello scorso secolo, più conosciute. Un successo, senza ombra di dubbio, meritato. Quindi, avrete letto Il Piccolo Principe, probabilmente più volte, e, se non l’avete ancora fatto, vi invito a porvi rimedio, subito.

 

Vi inviterò a riflettere, invece, attraverso il prisma della mia personale prospettiva, su come tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti estranei ed alieni a ciò che ai più pareva dogmatica ed indiscutibile convenzione; soli, se pur stretti nella morsa di una folla che non parla il nostro idioma o che lo parla senza le medesime sfumature di significato; senza radici e senza storia, se pur con, cucita addosso, un’etichetta identificativa.

 

Dove sono gli uomini?’ riprese dopo un po’ il piccolo principe. ‘Si è’ un po’ soli nel deserto…’

‘Si è soli anche con gli uomini’, disse il serpente”.

 

‘Gli uomini? [..] Non hanno radici, e questo li imbarazza molto’.

 

Eppure tutti noi, prima o poi, siamo stati capaci di creare legami talmente stretti da non recidersi durante i numerosi viaggi della vita, cammini che ci portano ad incontri e separazioni, solo fisiche; eppure tutti noi abbiamo reso unico e speciale qualcuno o qualcosa, grazie alla forza del nostro amore, che nutre, ma, soprattutto, ci nutre.

 

Non so esattamente cosa spinga due persone a legarsi. Forse la sintonia, forse le risate, forse le parole. Probabilmente l’incominciare a condividere qualcosa in più, a parlare un po’ di sé, a scoprire pian piano quel che il cuore cela. Imparare a volersi bene, ad accettarsi per i difetti, i pregi, per le arrabbiature e le battute. O forse accade perché doveva accadere. Perché le anime son destinate a trovarsi, prima o poi”.

Paulo Coelho

 

Il racconto del Piccolo Principe si conclude con il suo dolce adagiarsi sulla sabbia, nel luogo dove tutto aveva avuto inizio.

Rileggere le ultime pagine del libro mi conduce, a ritroso, sulla scia della memoria: ho un ricordo meraviglioso del deserto. Le distese infinite di dune, la maestosità della natura, il silenzio assoluto che avvolge ogni cosa, quando tutto tace e perfino i battiti del cuore rallentano, perché rapiti dai colori di cui si tinge il cielo, al tramonto, fondendosi con la terra e con le viscere dell’animo, che trova risposta alle sue domande e placa la sua sete.

 

‘Ciò  che abbellisce il deserto’, disse il piccolo principe, ‘è che nasconde un pozzo in qualche luogo…’.

 

Emma Fenu

3 giugno 2014
 
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Emma Fenu

Sono Emma, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi “cittadina del mondo”. Sono laureata in Lettere e Filosofia, ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, insegno Lingua Italiana a stranieri, studio da anni Storia delle Donne e Letteratura al femminile e mi occupo di Iconografia, nel perenne ed affascinante tentativo di sciogliere enigmi millenari ed interpretare simboli criptici. In me si fondono, in una bizzarra alchimia, note contrastanti, grazie alle quali sono capace di reinventarmi sempre: sono sognatrice e ironica, idealista e consapevole, empatica e complessa, pragmatica e creativa. Amo immensamente leggere, scrivere recensioni, interviste, articoli, saggi, romanzi e organizzare eventi. Ho pubblicato un romanzo inchiesta, “Vite di Madri”, sul lato oscuro della maternità”, e un romanzo di formazione “Le dee del miele”, una saga familiare ambientata in Sardegna fra miele, farina, sangue e misteri.

Benvenuti nel mio mondo, una valigia, traboccante di idee e parole, sempre pronta per partire alla volta di una nuova avventura.

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