“Amabili resti”, grazie all’amore si costruisce un mondo perfetto

“Amabili resti”, grazie all’amore si costruisce un mondo perfetto

C’è un viaggio che segna la fine di un percorso. L’ultimo.

O, forse, segna l’inizio di uno nuovo. Il primo.

Ciò che è sicuro è che lasciamo la nostra valigia e molto di cui essa contiene.

Amabili resti di ciò che siamo stati.

 

Amabili resti” è un celebre romanzo di Alice Sebold, edito nel 2002, da cui è stata tratta una libera interpretazione cinematografica. La voce narrante è Susie Salmon, una tredicenne brutalmente stuprata, uccisa e poi fatta a pezzi dal vicino di casa; fin dall’esordio, dunque, conosciamo l’identità dell’assassino e le modalità del delitto, apprendendo la successione degli eventi dall’alto di un “mondo perfetto” in cui i morti abitano, osservando i vivi e tentando di mettersi in contatto con loro, prima di trovare la pace nella luce infinita.

 

Il simboli che consentono la chiave di lettura della storia sono due e veicolano il medesimo messaggio.

Il primo è una palla di vetro contenente un pinguino, che, se capovolta, lascia volteggiare fiocchi di neve.

Il secondo è una bottiglia con all’interno un modellino, costruito con minuziosa precisione, di un veliero.

Mondi perfetti, perché inaccessibili.

 

Così è Susie, che non può interagire con chi è sulla terra, se non tramite segnali captati da pochi; così è ogni componente della sua famiglia, travolto dal dolore e incapace di comunicare con gli altri, impegnato nel proprio personale processo di elaborazione del lutto.

È forse questo l’aspetto più interessante di una storia che nello stile e nelle modalità di narrazione conserva la freschezza espressiva che si addice ad una protagonista adolescente: il mondo perfetto è quello che nasce dalla forza della vita e che si alimenta nell’amore.

 

Amabili resti.

Le spoglie di una ragazzina.

Amabili resti.

Le fotografie che la ritraggono.

Amabili resti.

I ricordi che chi la ha amata serba di lei.

Amabili resti.

I componenti di una famiglia che sopravvivono alla morte di un loro caro. Restando vivi e uniti.

 

Emma Fenu

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Emma Fenu

Sono Emma, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi “cittadina del mondo”. Sono laureata in Lettere e Filosofia, ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, insegno Lingua Italiana a stranieri, studio da anni Storia delle Donne e Letteratura al femminile e mi occupo di Iconografia, nel perenne ed affascinante tentativo di sciogliere enigmi millenari ed interpretare simboli criptici. In me si fondono, in una bizzarra alchimia, note contrastanti, grazie alle quali sono capace di reinventarmi sempre: sono sognatrice e ironica, idealista e consapevole, empatica e complessa, pragmatica e creativa. Amo immensamente leggere, scrivere recensioni, interviste, articoli, saggi, romanzi e organizzare eventi. Ho pubblicato un romanzo inchiesta, “Vite di Madri”, sul lato oscuro della maternità”, e un romanzo di formazione “Le dee del miele”, una saga familiare ambientata in Sardegna fra miele, farina, sangue e misteri.

Benvenuti nel mio mondo, una valigia, traboccante di idee e parole, sempre pronta per partire alla volta di una nuova avventura.

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