”Donne che amano troppo”, quando si tenta di lenire la paura dell’abbandono con un tentativo, esasperato, di controllo

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Sono cresciuta nella convinzione che l’amore non fosse mai troppo.

A volte troppo poco, certo.

Ma, in sostanza, incommensurabile, come quello di un Dio Padre e di una Dea Madre, di cui i genitori sono lo specchio tangibile e il modello da imitare.

 

La misura dell’amore è amare senza misura”.

Sant’Agostino

 

Non a caso, se pur inconsapevolmente, da adulta, destinai i tre anni del mio Dottorato di Ricerca all’analisi della figura di Maria Maddalena, la quale, secondo l’ibrido creato da Papa Gregorio Magno, è la prostituta che ha ottenuto il perdono da Gesù Cristo in virtù del suo “aver molto amato”, divenendo, perfino per i monaci maschi, esempio di devozione.

La mia tesi era farcita di citazioni intertestuali, come molti dei miei scritti, del resto, e si concludeva con una, che riassumeva non soltanto lo studio antropologico, iconografico e teologico al quale mi ero dedicata, ma, soprattutto, il mio percorso di Donna, prima ancora che di ricercatrice:

 

Sono nata non per odiare, ma per amare”.

Antigone, Sofocle

 

Eppure ‘amare troppo’ si può. E’ un errore che spesso si tinge di rosa, connaturato con l’essenza femminile che, talvolta, colma i vuoti dell’anima con infauste accoglienze.

“Amare troppo”, dunque, si può, ma, talvolta, non si deve.

Non si deve, se ciò implica la giustificazione di un compagno inadeguato e il conseguente desiderio di redimerlo e guarirlo dai tormenti dell’anima, mettendo a repentaglio la propria salute e calpestando la propria autostima.

Non si deve, se non si tratta di un sentimento positivo, ma di una malata ossessione, che tenta di lenire la paura dell’abbandono con un tentativo, esasperato, di controllo.

Non si deve, se non si è capaci di accettare che la prima relazione costruttiva deve essere instaurata con se stesse, quale premessa essenziale affinché si possa, in seguito, essere compagne felici ed equilibrate.

 

In occasione dell’approssimarsi del 25 Novembre, giornata designata per la lotta contro la violenza sulle donne, in merito alla quale ho già accennato nello scorso intervento, vi invito a rileggere un libro,  Donne che amano troppo”, edito negli anni ’70 dalla psicologa americana Robin Norwood, eppure tutt’oggi ricco di interessanti spunti di riflessione sulle dinamiche psicologiche che si possono originare nelle menti delle vittime di relazioni logoranti.

 

Donne che amano troppo sviluppano relazioni in cui il loro ruolo è quello di comprendere, incoraggiare e migliorare il partner; questo produce risultati contrari a quelli sperati: invece di diventare grato e leale, devoto e dipendente, il partner diventa sempre più ribelle, risentito e critico nei confronti della compagna. […] Il suo insuccesso è totale: se non si riesce a farsi amare neppure da un uomo così misero e inadeguato, come può sperare di conquistare l’amore di un uomo migliore e più adatto a lei?”.

 

Emma Fenu

19 novembre 2014

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Emma Fenu

Sono Emma, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi “cittadina del mondo”. Sono laureata in Lettere e Filosofia, ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, insegno Lingua Italiana a stranieri, studio da anni Storia delle Donne e Letteratura al femminile e mi occupo di Iconografia, nel perenne ed affascinante tentativo di sciogliere enigmi millenari ed interpretare simboli criptici. In me si fondono, in una bizzarra alchimia, note contrastanti, grazie alle quali sono capace di reinventarmi sempre: sono sognatrice e ironica, idealista e consapevole, empatica e complessa, pragmatica e creativa. Amo immensamente leggere, scrivere recensioni, interviste, articoli, saggi, romanzi e organizzare eventi. Ho pubblicato un romanzo inchiesta, “Vite di Madri”, sul lato oscuro della maternità”, e un romanzo di formazione “Le dee del miele”, una saga familiare ambientata in Sardegna fra miele, farina, sangue e misteri.

Benvenuti nel mio mondo, una valigia, traboccante di idee e parole, sempre pronta per partire alla volta di una nuova avventura.

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