Insegniamo agli alunni a diventare cacciatori di parole e di libertà

Insegniamo agli alunni a diventare cacciatori di parole e di libertà

I libri non si possono iniettare per via endovenosa.

Un insegnante lo impara il primo giorno di scuola, il secondo, a dire il vero,  ma sicuramente quello più emozionante, perché seduto dietro la cattedra, con una fila di banchi e occhi davanti.

Sempre che gli occhi degli alunni siano visibili e non occultati dalla visiera di un cappello o chini sull’ultimo modello di cellulare, stretto fra le mani.

Il dubbio che non stiano inviando messaggi sull’analisi del Manzoni proposta da De Santis si fa strada…

 

Oggi io vivo all’estero, non mi relaziono più con allievi della scuola media inferiore e superiore, ma con adulti che, volontariamente, decidono di apprendere la lingua Italiana. Ho potuto constatare che la lettura è strettamente connessa alla cultura, e oserei dire perfino alla religione, di un popolo.

Anche se si rifiuta la tradizione nella quale si è cresciuti, ne si è comunque figli, quindi proporre un libro in una nazione in cui la confessione Protestante è diffusa è estremamente facile, perché la Bibbia viene letta direttamente, senza intermediari, e le pagine di carta sono retaggio di secoli.

In Medio Oriente, invece, l’apprendimento del Corano è essenziale, ma più per fede che con un spirito critico ed esegetico.

Ovviamente sono generalizzazioni: noi Italiani non amiamo tutti la pizza, eppure essa fa parte del nostro bagaglio culturale stratificato nelle generazioni.

 

Estendendo questo concetto ai ragazzi, ritengo sia essenziale educare alla cultura e alla lettura in modo naturale, frequentando le biblioteche come i supermercati, ossia come luoghi inseriti nella “normalità” della quotidianità.

All’insegnante spetta trasmettere passione, che è contagiosa, stimolare il dialogo e l’attualizzazione dell’opera non solo in relazione al contesto attuale, ma anche alle esperienze di vita che riguardano i ragazzi.

 

I libri non sono per la scuola e ad essa connessi, sono “vivi” e si muovono liberi, fuori dai muri, in attesa di essere letti, per svelare il proprio segreto.

Insegniamo a diventare cacciatori di parole e di libertà. Leggere sarà una naturale conseguenza.

 

Emma Fenu

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Emma Fenu

Sono Emma, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi “cittadina del mondo”. Sono laureata in Lettere e Filosofia, ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, insegno Lingua Italiana a stranieri, studio da anni Storia delle Donne e Letteratura al femminile e mi occupo di Iconografia, nel perenne ed affascinante tentativo di sciogliere enigmi millenari ed interpretare simboli criptici. In me si fondono, in una bizzarra alchimia, note contrastanti, grazie alle quali sono capace di reinventarmi sempre: sono sognatrice e ironica, idealista e consapevole, empatica e complessa, pragmatica e creativa. Amo immensamente leggere, scrivere recensioni, interviste, articoli, saggi, romanzi e organizzare eventi. Ho pubblicato un romanzo inchiesta, “Vite di Madri”, sul lato oscuro della maternità”, e un romanzo di formazione “Le dee del miele”, una saga familiare ambientata in Sardegna fra miele, farina, sangue e misteri.

Benvenuti nel mio mondo, una valigia, traboccante di idee e parole, sempre pronta per partire alla volta di una nuova avventura.

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