Leggere ”La Domatrice” di Agatha Christie in Giordania

Iconografia Letteratura Comparata, i nostri campi di studio.

Io e Anna siamo state colleghe, durante il triennio del Dottorato di Ricerca.

Ma non solo colleghe e complici di ore trascorse in biblioteca: se pur divise da fiumi di popoli, idiomi, mari, vallate e montagne, e non più studentesse, siamo amiche.

Amavamo incontrarci nelle serate d’estate non troppo afose, sederci al tavolino di un bar del centro storico, da cui si domina la vista del mare e se ne respira la brezza: un aroma di sale, alghe, legno e infinito, talvolta delicato come un soffio, talvolta pungente e deciso, come un bacio schioccato di sorpresa.

Abbiamo molto in comune: l’amore palpitante per i medesimi libri; la passione per lo stile vintage e per il fascino sublime delle donne di epoche immortalate da film in bianco e nero; l’uso di rossetti dai colori sgargianti che, talvolta, ci tingevano il candore dei denti, disvelando una traccia scarlatta, una volta dischiusa la bocca in un sorriso.

Dopo esserci assicurate, vicendevolmente, di avere pittato le labbra a regola d’arte, chiacchieravamo di noi, giovani donne amanti del cappuccino al ginseng, del pizzo, degli ideali imperituri, degli amori senza compromessi e dell’ironia sottile, che rende la vita un po’ meno dura e, fuor d’ogni dubbio, più interessante.

Ma, soprattutto, dissertavamo di letteratura e ci scambiavamo consigli sul prossimo libro con cui condividere uno stralcio del nostro percorso.

Anna colleziona tutti i gialli di Agatha Christie e, poco prima della mia partenza, per alcuni mesi, in Giordania, mi fece dono de “La domatrice”, un romanzo ambientato prevalentemente fra Gerusalemme e Petra, la meravigliosa città eredità dei Nabatei, in luoghi le cui discese impervie e deserti di sabbia arroventata sono metafora eloquente di tormentati sentieri e percorsi inconsci in cui si smarriscono i protagonisti.

 

Tu lo capisci, vero, che dobbiamo ucciderla?

Strane parole da udirsi per un investigatore come Hercule Poirot nella sua prima notte di permanenza a Gerusalemme. Decisamente, dovunque io vada c’è qualcosa che viene a rammentarmi il delitto”.

 

La vicenda coinvolge una comitiva di turisti: uno psichiatra francese, un’attraente e giovane dottoressa, una Lady, membro del Parlamento inglese, una donna di mezz’età e una numerosa famiglia americana, soggetta al potere schiavizzante dell’invisa matriarca, la domatrice, appunto.

 

Una domatrice! disse fra sé il dottor Gerard. Si rendeva conto, ora, di che cosa fosse la invisibile corrente che sembrava passare sotto le innocenti chiacchiere della famiglia Boynton: odio, una cupa corrente d’odio”.

 

Come in ogni buon giallo che si rispetti, comparirà sulla scena un cadavere e l’irriducibile Hercule Poirot inchioderà, con somma maestria, il colpevole dell’assassinio.

Se pur scritto nel 1938, “La domatrice” resta un classico del suo genere, capace di irretire, come un ragno nella sua tela, l’attenzione del lettore, che resterà sorpreso nell’apprendere lo sciogliersi avvincente dell’enigma, nelle pagine conclusive del romanzo.

Ho portato il libro donato con me, nel deserto giordano, riposto con cura dentro la mia valigia e poi letto, al tramonto, seduta con le gambe incrociate su uno stuoino, con i capelli, boccoli scomposti e ribelli, fermati sulla nuca da un matita.

Oggi è collocato nella libreria della casa dei miei, stipato fra i tanti altri compagni di vita che, di tanto in tanto, continuano ad occupare, strategicamente, centimetri incautamente lasciati vuoti da mia madre.

Forse, al suo interno, serba ancora alcuni granelli rossi della sabbia del Wadi Rum

Lo spero proprio.

 

Allah ha fatto il deserto come una donna: la si deve conquistare e amare”.

 

Emma Fenu

 

24 giugno 2014

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Emma Fenu

Sono Emma, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi “cittadina del mondo”. Sono laureata in Lettere e Filosofia, ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, insegno Lingua Italiana a stranieri, studio da anni Storia delle Donne e Letteratura al femminile e mi occupo di Iconografia, nel perenne ed affascinante tentativo di sciogliere enigmi millenari ed interpretare simboli criptici. In me si fondono, in una bizzarra alchimia, note contrastanti, grazie alle quali sono capace di reinventarmi sempre: sono sognatrice e ironica, idealista e consapevole, empatica e complessa, pragmatica e creativa. Amo immensamente leggere, scrivere recensioni, interviste, articoli, saggi, romanzi e organizzare eventi. Ho pubblicato un romanzo inchiesta, “Vite di Madri”, sul lato oscuro della maternità”, e un romanzo di formazione “Le dee del miele”, una saga familiare ambientata in Sardegna fra miele, farina, sangue e misteri.

Benvenuti nel mio mondo, una valigia, traboccante di idee e parole, sempre pronta per partire alla volta di una nuova avventura.

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