”Se una notte d’inverno un gatto…”, una storia di amicizia oltre i limiti

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Circa due anni fa, tre astronomi inglesi che lavoravano per l’ESO, l’osservatorio più famoso al mondo, hanno ripreso un’immagine, alquanto minuziosa, della nebulosa IC 2220, ossia una nube di gas e polvere che attornia una stella gigante rossa.  

Forse, nell’euforia, si sono guardati con aria complice, scoprendosi non più solo colleghi, ma bambini imprigionati, liberati dal rinvenimento di un tesoro.

Ora erano solo Paul, David A. e David M., e hanno pensato, divertiti: «la forma è proprio quella di una Toby Jug, ragazzi! Guardate il manico!».

Così fu, dunque, ribattezzata la nebulosa, come la vecchia brocca destinata alla birra, tipica dell’Inghilterra centrale, raffigurante un uomo con la pipa e un singolare cappello.

 

E così penso Denis O’Connor, l’autore e protagonista del libro “Se una notte d’inverno un gatto…”, edito nel 2004, quando, nelle campagne del  Northumberland, al confine con la Scozia, decise di prendersi cura di un micio orfano di mamma e di portarlo nel proprio cottage. Il piccolo, un delizioso maine coon nero con piccole chiazze bianche sul petto e sulla punta delle zampine, ebbe, infatti, per sua prima dimora, proprio una brocca di vetro.

 

«Mentre guardava da dietro il vetro sembrava proprio un toby jug, uno di quei piccoli boccali che hanno la forma di un ometto tozzo con un tricorno, e quello sarebbe diventato il suo nome: sarebbe stato conosciuto come Toby Jug, qualunque cosa fosse successa».

 

Non è solo un romanzo destinato agli amanti dei felini. Lo scenario della campagna inglese viene descritto con sapiente maestria, attraverso il ciclico alternarsi delle quattro stagioni, che vedono mutare la natura e, al contempo, cementarsi un rapporto a due speciale ed intenso, fatto di verbi declinati alla prima persona plurale: quello fra uomo e gatto, due specie diverse ma destinarsi ad incontrarsi, completarsi e comprendersi.

Del resto, l’Amore abbraccia l’universo, non si limita al tempo contingente, supera i confini del mondo che crediamo di conoscere.

Basta rivolgere gli occhi verso il cielo per trovare la propria Toby Jug.

 

«Era stato solo il caso o qualche altro bizzarro intervento del destino a strapparmi al calore di casa per coinvolgermi in un dramma che doveva cambiare in meglio la mia vita? Quando ci riflettevo, non riuscivo a decidere chi, in realtà, fosse stato salvato quella notte, se Toby Jug o io. Credo, da un punto di vita filosofico, che si possa parlare di salvezza reciproca».

 

Emma Fenu

 

1 giugno 2015
 
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Emma Fenu

Sono Emma, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi “cittadina del mondo”. Sono laureata in Lettere e Filosofia, ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, insegno Lingua Italiana a stranieri, studio da anni Storia delle Donne e Letteratura al femminile e mi occupo di Iconografia, nel perenne ed affascinante tentativo di sciogliere enigmi millenari ed interpretare simboli criptici. In me si fondono, in una bizzarra alchimia, note contrastanti, grazie alle quali sono capace di reinventarmi sempre: sono sognatrice e ironica, idealista e consapevole, empatica e complessa, pragmatica e creativa. Amo immensamente leggere, scrivere recensioni, interviste, articoli, saggi, romanzi e organizzare eventi. Ho pubblicato un romanzo inchiesta, “Vite di Madri”, sul lato oscuro della maternità”, e un romanzo di formazione “Le dee del miele”, una saga familiare ambientata in Sardegna fra miele, farina, sangue e misteri.

Benvenuti nel mio mondo, una valigia, traboccante di idee e parole, sempre pronta per partire alla volta di una nuova avventura.

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