“Sinfonia nera in quattro tempi”: un giallo sulla violenza contro le donne

 

Occhi che non temono il mistero delle realtà oscure.

Muscoli scattanti e fiuto per ogni traccia, se pur piccola.

Orecchie tese a captare il minimo sussurro.

L’assassino è in trappola fra unghie affilate di un detective.

 

Occhi che cercano di saziare istinti di caccia.

Pelliccia morbida a nascondere un cuore spietato.

Sensi acuiti per lucidi piani sporchi di sangue.

La vittima è in trappola fra le unghie affilate di un mostro.

 

La copertina del romanzo di Tiziana Viganò, “Sinfonia nera in quattro tempi”, edito da 0111 Edizioni nel 2016, non a caso raffigura un gatto che pare attratto dall’invisibile ed ignoto universo. Eppure la piccola mosca c’è, basta avere occhio esperto.

La scrittrice, padrona dell’inchiostro e delle emozioni, si cimenta con ottimi risultati in un giallo che si snoda in quattro distinti episodi accomunati da delitti che coinvolgono donne spezzate, triturate, uccise in corpo o in anima. O in entrambi.

Un libro di siffatta natura non permette che ne si accenni la trama, tutta a fruizione del lettore, ma consente un’analisi ad ampio raggio che ne evidenzi gli intenti narrativi e comunicativi.

Il maresciallo e il brigadiere sono volutamente inseribili nell’immaginario collettivo: sono figure rassicuranti, prevedibili e amabili che diventano compagni di avventure in una storia, anzi strumenti ad arco in una sinfonia, in cui risuonano toni bassi e gravi, interrotti all’improvviso da struggenti acuti.

I protagonisti di fatti e misfatti, invece, sono sorprendenti, incauti, instabili, imperscrutabili, oscuri. Topi che corrono in cerca di vita mentre il Titanic delle loro vite affonda inesorabilmente.

C’è un ulteriore elemento che accomuna queste vicende di donne vittime e carnefici e di uomini carnefici e vittime: la dipendenza da psicofarmaci e droghe, quasi che l’orrore cercasse giustificazione in un mondo deformato, o, più probabilmente, in mondi di esseri troppo soli e troppo disillusi.

 

Sinfonia nera in quattro atti” è una perla.

Non solo per la maestria della scrittrice, con anni di esperienza alle spalle, ma per la contraddittoria simbologia che nell’arte cristiana la contraddistingue: lacrime, memento di fallace vanitas, purezza del Salvatore degli uomini. Non a caso, nella prima storia narrata…

Buona lettura.

 

Emma Fenu

 

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Emma Fenu

Sono Emma, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi “cittadina del mondo”. Sono laureata in Lettere e Filosofia, ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, insegno Lingua Italiana a stranieri, studio da anni Storia delle Donne e Letteratura al femminile e mi occupo di Iconografia, nel perenne ed affascinante tentativo di sciogliere enigmi millenari ed interpretare simboli criptici. In me si fondono, in una bizzarra alchimia, note contrastanti, grazie alle quali sono capace di reinventarmi sempre: sono sognatrice e ironica, idealista e consapevole, empatica e complessa, pragmatica e creativa. Amo immensamente leggere, scrivere recensioni, interviste, articoli, saggi, romanzi e organizzare eventi. Ho pubblicato un romanzo inchiesta, “Vite di Madri”, sul lato oscuro della maternità”, e un romanzo di formazione “Le dee del miele”, una saga familiare ambientata in Sardegna fra miele, farina, sangue e misteri.

Benvenuti nel mio mondo, una valigia, traboccante di idee e parole, sempre pronta per partire alla volta di una nuova avventura.

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