Viaggiare in treno con Tess D’Uberville

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Basta un libro ben scritto per attraversare spazi e secoli cavalcando il fruscio della carta. I lettori lo sanno.

Accoccolati su una poltrona, con il gatto sulle ginocchia, o sdraiati sull’erba umida di un prato, accarezzati da tiepidi raggi di un sole primaverile anelato, o seduti nel silenzio magico di una biblioteca, è sempre il momento di alzarsi in volo, oltre tutto e tutti, e scegliere dove andare.

A Copenhagen non possiedo un’auto, come molti, e nemmeno una bicicletta, come pochi. Mi sposto in treno, un “luogo itinerante” che ho imparato ad amare e a destinare alle mie letture, mentre, stretta fra voci, cartelle e valigie, percorro distanze reali e metaforiche

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Bisognerebbe sempre avere qualcosa di sensazionale da leggere in treno.
Oscar Wilde

 

Come non subire il fascino dell’epoca vittoriana? Un mondo così lontano, così deprecabile e deprecato, così denso di ipocrisie, eppure, proprio per questo, ventre fecondo di sentimenti estremi, per i quali, addirittura uccidere e morire.

Ho letto Tess D’Uberville, capolavoro di Thomas Hardy, con trasporto, proiettandomi nelle campagne inglesi, in cui risuonano canti di fanciulle e muggiti, in cui ci si può innamorare di una bocca vermiglia incorniciata da bande di tessuto bianco, in cui le parole di Dio sembrano non prevedere la misericordia, e in cui una forza antica, di ascendenza pagana, domina la narrazione, prima come un sussurro quasi silente, infine come un grido catalizzante.

 

I pilastri ad est e le loro architravi si stagliavano neri contro la luce, e anche la grande Pietra del Sole, a forma di fiamma, dietro ad essi; in mezzo, la Pietra del Sacrificio. Poco dopo il vento della notte si spense, e le piccole pozze d’acqua tremolanti nelle cavità a forma di coppa delle pietre, rimasero immobili. Contemporaneamente qualcosa sembrò muoversi sul margine del declivio verso est… nient’altro che un punto. Era la testa di un uomo che si avvicinava dal fosso oltre la Pietra del Sole”.

 

Pochi istanti ancora legati alla carta.

Le lettere dell’ultimo capitolo si avviano verso il punto conclusivo e la storia termina.

Eppure il viaggio continua

Il libro è chiuso, ma il lettore è ancora a Stonehenge, nello Whiltshire, all’ombra delle pietre del mistero, e può quasi toccare l’altare litico sul quale un ennesimo sacrificio è stato consumato. Una tragica catarsi si è compiuta, per amore, mentre io sono arrivata alla fermata: è ora di scendere.

 

Emma Fenu

 

12 febbraio 2015

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Emma Fenu

Sono Emma, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vivo, felicemente, a Copenhagen. Ogni quattro o cinque anni, la mia vita subisce una vera rivoluzione: mi trasferisco in un nuovo paese. Ho vissuto, in precedenza, in Medio Oriente, in luoghi di estremo interesse culturale e storico, che mi hanno permesso di sentirmi “cittadina del mondo”. Sono laureata in Lettere e Filosofia, ho conseguito un Dottorato in Storia delle Arti, insegno Lingua Italiana a stranieri, studio da anni Storia delle Donne e Letteratura al femminile e mi occupo di Iconografia, nel perenne ed affascinante tentativo di sciogliere enigmi millenari ed interpretare simboli criptici. In me si fondono, in una bizzarra alchimia, note contrastanti, grazie alle quali sono capace di reinventarmi sempre: sono sognatrice e ironica, idealista e consapevole, empatica e complessa, pragmatica e creativa. Amo immensamente leggere, scrivere recensioni, interviste, articoli, saggi, romanzi e organizzare eventi. Ho pubblicato un romanzo inchiesta, “Vite di Madri”, sul lato oscuro della maternità”, e un romanzo di formazione “Le dee del miele”, una saga familiare ambientata in Sardegna fra miele, farina, sangue e misteri.

Benvenuti nel mio mondo, una valigia, traboccante di idee e parole, sempre pronta per partire alla volta di una nuova avventura.

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